Dove si parla di me, Seymour Glass, il primo dei sette figli di Bessie e Les. Sono sempre stato considerato dai miei fratelli una specie di saggio illuminato. Ma in realtà sono solo un maledetto psicopatico che una volta ha preso a sassate una ragazza. Perché era troppo bella.
Ahhhhhh.
Che c’è, che hai?
Ho fatto... un sogno bruttissimo.
Che cosa?
Non posso dirtelo...è troppo brutto.
Dammi la mano. Cerca di non pensarci.
Non ce la faccio. Non riesco a pensare ad altro che al sogno.
Che succedeva?
La maestra aveva la faccia dipinta...mi ammazzava.
E’ il film che abbiamo visto ieri sera...quello con gli scozzesi, con tutte quelle battaglie...ho fatto male a fartelo vedere.
Dopo qualche secondo di silenzio. Papà?
Sì.
Se ci fosse un paradiso (o un inferno) degli scrittori, chi ti piacerebbe incontrare (o ri-incontrare)?
Come ho già detto, Sandro Onofri. Gli racconterei tante cose assurde. Ma lui non si stupirebbe, no.
Poi mi piacerebbe trovarmi faccia a faccia con Derek Raymond. Prendermi una sbronza colossale con lui. Parlare del castello dove viveva da bambino. Chiedergli di Dora Suarez: chi era, l’hai conosciuta veramente?
E la prima cellulare tumorale, l’hai sentita quando si è assestata sul tuo polmone?
Poi: Jack London. Mi farei con lui un tuffo da una barca attraccata al largo. Come il finale di Martin Eden, il mio libro preferito.
Poi Pasolini. Lo abbraccerei stretto. Poi forse mi farei fare un pompino da lui.
Poi: Maurizio Salabelle. Gli direi: Mauri’, Un assistente inaffidabile è un capolavoro. Sei morto tredici giorni prima che nascesse mio figlio. Che t'è preso?
(continua)
Ogni essere umano è fatto per scrivere un libro. Un libro geniale o mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.
Seymour stanotte ha fatto un sogno brevissimo. A un certo punto diceva a qualcuno: voglio essere sterminato. Poi si correggeva: voglio essere amato sterminatamente.
Seymour stanotte ha sognato di trascinarsi su una vallata vulcanica con il computer sulla spalla. Camminava camminava, tutto intorno a lui era nero. A un certo punto si è fermato, ha poggiato il computer sui ciottoli lavici. Lo ha montato – tastiera, monitor, cervellone. Lo ha acceso. Poi ha cominciato a scrivere, senza una sola idea in testa. Poco dopo accanto a lui sono arrivate altre persone. Tutte trasportavano un computer sulla spalla. Anche loro si sono sedute e hanno cominciato a scrivere. Con i crateri che dietro di loro eruttavano cenere e lapilli.