Dove si parla di me, Seymour Glass, il primo dei sette figli di Bessie e Les. Sono sempre stato considerato dai miei fratelli una specie di saggio illuminato. Ma in realtà sono solo un maledetto psicopatico che una volta ha preso a sassate una ragazza. Perché era troppo bella.
Oggi nel primo pomeriggio mi ha chiamato mia madre e mi ha comunicato che papà ha deciso di usufruire delle ferie arretrate che gli spettano, di starsene un po’ a casa a riposarsi e a organizzarsi il futuro. Mentre parlava si sentiva in sottofondo un film di Totò (credo fosse “Siamo uomini o caporali?”, la scena in cui Totò fa quel monologo in cui divide gli uomini in due categorie: uomini e caporali, appunto), e ho pensato che non era un buon segno. Immaginavo papà, seduto sul divano bianco sfoderato, con la vestaglia color vinaccia, le pantofole, a ridere smodatamente delle battute di Totò che conosce a memoria. Quando mamma mi ha passato papà, l’ho sentito ottimista, ma non è tipico in questi casi?
Gli ho chiesto se stava guardando Totò e mi ha risposto che era venuto a casa solo per uno spuntino.
Mamma ha preso il telefono dall’altra stanza e, quando lui ha messo giù, mi ha detto che papà stanotte non ha chiuso occhio, e di conseguenza neanche lei: l’ha sentito trafficare dal salone alla cucina fino alle prime luci dell’alba. Quando lei si è alzata, verso le sette, l’ha trovato in corridoio, seduto di fronte alla libreria in mogano tinto, che riordinava tutte le videocassette Vhs e classificava quelle vecchie in Betamax. Poi, verso le 11, si è messo a guardare il Televideo alla pagina 533, la pagina dei dati Auditel, con un’aria misteriosamente entusiasta, balbettando di share e ascolti bassi. “Mi rimpiangeranno”, ha detto al Grundig Monolith 39 pollici, e poi è uscito e si è infilato in macchina. “Voglio approfittare di questo periodo di ferie per rivedere tutti i monumenti di questa meravigliosa città!”.
(dal diario di Seymour, 1998).
Seymour vaga per gli stand della fiera, con gli occhiali da sole Ray Ban.
Vorrebbe stare a manifestare con quei ragazzi con la kefia là fuori e invece è costretto a passare davanti lo stand di Israele ogni cinque minuti...
Teme di incontrare la madre di un amichetto di suo figlio, un’ebrea dura, una che legge solo scrittori israeliani e mangia pane azzimo e fa i digiuni e un giorno, sorprendentemente, ha regalato a Seymour l’ultimo libro di Amos Oz, un libro davvero illegibile...
Cammina fingendo di interessarsi ai banchetti, ai libri esposti, alle ragazze sorridenti dietro agli stand.
Ogni tanto si ferma, tira fuori il cellulare e controlla se ci sono chiamate.
Incontra vecchi colleghi e cerca di essere ironico come gli ha suggerito sua moglie – ironia gli ha scritto nell’sms che gli ha mandato poco prima di partire...e ogni volta che incrocia qualcuno lo previene prima che quello (o quella) gli chieda qualcosa, e dice: “sai dov’è lo stand delle edizioni Paoline?” o cose così...
Una ragazza scalza, dentro lo stand di una piccola casa editrice, gli chiede il numero di cellulare e lui su un foglietto le scrive il numero di casa e lei rimane spiazzata ma non demorde: “quando vengo a Roma ci facciamo un aperitivo...”
Un giovane scrittore che Rizzoli sta per lanciare lo segue come un segugio, dappertutto, non lo molla un attimo, a lui fa piacere ma vorrebbe perderlo, allontanarsi da lui...
Seymour cammina instancabilmente, gira in tondo, incontra scrittori e finge di non vederli, vorrebbe trovarsi faccia a faccia con il suo vecchio editore per togliergli il lenzuolo da fantasma, ma non lo incontra...
Sono in un dominio pieno e incontrollato, questa frase risuona nella testa di Seymour in questi giorni. E’ una frase contenuta in una lettera che Aldo Moro scrisse a qualche suo familiare o politico, non ricorda bene. Intendeva dire, probabilmente: mi trovo in un condominio popolare e non ancora controllato da voi - teste di cazzo che non siete altro. Sciascia l’aveva capito, gli statisti, i poliziotti, no. Seymour, come tanti ragazzi di allora, esultò in classe quando Aldo Moro fu sequestrato. Ma quando fu ritrovato morto dentro la Renault 4 rossa, il 9 maggio del 1978, ebbe uno shock anafilattico. Si riempì di chiazze rosse su tutto il corpo e la gola cominciò a gonfiarsi progressivamente. In quel momento era all’ospedale Cristo Re, dove sua madre era stata appena operata per l’asportazione di un tumore alla mammella. Venne chiamato subito un medico che lo fece sdraiare accanto a sua madre ancora dolorante e annebbiata dall’anestesia, e gli fece un’iniezione di cortisone. Stava per fargli anche una tracheotomia, ma per fortuna il suo respiro tornò presto regolare e non ci fu bisogno di tagliargli la gola. Per anni Seymour ha ripensato a questo episodio, ne ha anche scritto spesso, troppo forse. Ma una cosa che non ha mai detto e scritto è che anche lui, come Aldo Moro, già da un po’, aveva incominciato a sentirsi in un dominio pieno e incontrollato.
“Ah, quasi mi dimenticavo. Ho fatto vedere la foto di lui a tua cugina e sai che ha detto? Dice che somiglia a quello mesciato…quello di quella serie tv che guardavi sempre…non mi viene adesso…ce l’hai anche nella suoneria…come si chiama?”
“MacGyver…”
“Sì, lui! Dice che gli assomiglia tanto…”
“Mah…”
“Eri fissata con quel telefilm…mi chiedevi sempre, mamma, come fa MacGyver a fare questo, come fa MacGyver a fare quello…”
“E certo…faceva delle cose pazzesche…con quel coltellino svizzero…”
“Te lo comprai, ti ricordi? Uguale a quello suo…”
“Sì…”
“Senti, Pupina…pronto?”
“Sì, ti sento…”
“Ah, dimenticavo. A tuo padre gli è ripresa la fissazione del cubo di Rubik. Te lo ricordi il cubo magico?”.
“Mamma…”
“Ora passa tutte le notti a giocare, a cercare le varie soluzioni su Internet. Sarà la pensione, che devo dirti. Ti ricordi quando avevi sette anni e ci giocavi anche tu e lo risolvevi sempre e noi pensavamo che eri un genio? Poi un giorno io ho scoperto il trucchetto…staccavi le etichettine colorate del cubo e le incollava nell'ordine gius…”
“Mamma, ho solo una tacca, si sta scarica…”
“Ciao, pupina. Ricordati il patto. Se c’è qualche problema, promettimi che mi chiami subito. Se fa qualcosa di strano…sai cosa voglio dire? Capito?”
“Non farà niente di strano, mamma. Comunque te lo prometto. Ciao, stai tranquilla. Dai un bacio a papà”.
E chiuse la comunicazione.
B. non sta bene già quando sale sul palco. Accende una super senza filtro mentre parla il Doge Rosso e aspetta il suo turno, ma la spegne quasi subito. Avverte un senso di nausea e gli gira la testa. "Hai mangiato pesante ieri in Liguria" lo tranquillizza uno dei suoi. B. toglie l'impermeabile, ha una giacca a quadretti. Si slaccia il primo bottone della camicia, per respirare meglio. Inforca gli occhiali e comincia a parlare, la mano sinistra alzata. La polemica col governo è dura. B. attacca i "meschini calcoli di parte", la "ragioneria partitica". Ma lo prende il primo affanno. Si ferma, ricomincia : "La verità è che...". Non ce la fa più. "I partiti se ne infischiano...". B. lotta contro l'ictus. La folla lo incita. "A questo stato di cose diciamo basta...". La voce gli esce stonata, fatica a leggere gli appunti. Lo prende un attacco di vomito, chiede un bicchiere d'acqua. Impallidisce, si porta il fazzoletto alla bocca. Adesso tutti capiscono. "Non vedete che sta male" urlano. Ma lui vuole andare avanti. B. sente che le forze gli mancano, la vista gli si appanna. Salta le ultime otto cartelle del discorso. "Proseguite il vostro lavoro, andate casa per casa, strada per strada..." riesce a mormorare e si accascia.
(Il sogno che Seymour ha fatto questa notte, che fa periodicamente, da 24 anni a questa parte)
L’insensato ottimismo delle nostre società non è dionisiaco ma reaganiano, ed è una morte spirituale.
(Seymour, ieri sera, a suo padre, al ristorante "Celestina" ai Parioli)
Appena caduto in trance, le mie mani cominciano a fare un lavoro. Gesti che la mia mente non controlla più, ma che un'altra forza controlla. Mi dirige le mani per reintegrare non so che cosa. Difficile da spiegare. Ho la sensazione di tuffarmi all'interno della persona. Di sentire tutto quello che c'è in lei.
Dentro chi sei entrato oggi?
Dentro un moderato.
Politicamente moderato?
Sì. Il capo dei moderati.
E cosa hai sentito?
Marcio. Un odore di carne marcia, putrefatta.
E che hai fatto?
Sono uscito. Non ce l'ho fatta a sopportare quell'odore nauseabondo.